Inno al Trentino

L’Inno al Trentino è un popolare canto alpino associato al territorio del Trentino, attribuito a Ernesta Bittanti Battisti (moglie di Cesare Battisti) e musicato da Guglielmo Bussoli, nel 1911.

Il testo descrive con precisione e ispirazione lirica i caratteri paesaggistici, umani ed economici della terra trentina, con forti cenni patriottici all’italianità della popolazione e delle sue radici.

Nel 2006 è stata pubblicata un’antologia di canti e poesie popolari trentine, raccolti all’inizio del XX secolo dal prelato ledrense don Livio Rosa (1894 – 1928).

Tra le poesie si trova un “Inno al Tirolo” il cui testo è quasi identico a quello di Ernesta Battisti, ma con significative variazioni nella seconda e nella terza strofa

Un popol tenace produce la terra,
che indomiti sensi nel core riserra.
La patria nel core, il Tirol nella mente,
fortezza e coraggio possiede la gente.

Custode fedele di sante memorie,
che porti nel cuore sconfitte e vittorie.
Impavido veglia al patrio suolo,
o gemma dell’alpi, o amato Tirolo!

La scoperta del testo di tale componimento popolare ha fatto recentemente dubitare che l’autrice dell’Inno al Trentino sia effettivamente la vedova del martire irredentista Cesare Battisti.

Alcuni affermano che l’inno, così come riportato in calce, sia una modifica del testo originario di Livio Rosa apportata in epoca fascista. Lo storico Quinto Antonelli ha confermato che l’Inno è di Ernesta Bittanti. Il titolo “Inno al Tirolo” è storicamente comparso solo negli scritti di don Livio Rosa, che si sarebbe limitato a cambiare alcune parole del testo della Bittanti. La stessa tesi è stata affermata da Mirko Saltori, che definisce la versione di Rosa “una parodia”, mentre Tonina afferma che si trattava di un brano popolare.

Recentemente il testo dell’inno è stato al centro di una discussione, avendo alcuni esponenti politici del Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT) e della Lega Nord del Trentino, criticato la seconda strofa in quanto ritenuta poco coerente con la storia del Trentino, legato per molti secoli all’Impero d’Austria. La proposta di modifica del testo non ha però raccolto molti consensi. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei cori e dei gruppi eseguono solo la prima e la terza strofa, tralasciando quelle meno veritiere e significative.

Testo:

Si slancian nel cielo le guglie dentate,
discendono dolci le verdi vallate.
Profumano paschi, biancheggian olivi,
n esultan le messi, le viti sui clivi.

O puro bianco di cime nevose,
soave olezzo di vividi fior,
rosseggianti su coste selvose,
dolce festa di vaghi color.

Custode fedele di sante memorie,
che porti nel core sconfitte e vittorie.
Impavido veglia al valico alpino,
o gemma dell’Alpi, o amato Trentino.

O puro bianco di cime nevose,
soave olezzo di vividi fior,
rosseggianti su coste selvose,
dolce festa di vaghi color.